Parlano di lui
Cosmo Maria de Horatiis è un’altra delle grandi personalità della medicina molisana, famoso nella prima metà dell’ottocento non solo nel regno di Napoli e di Sicilia. Chirurgo e docente di chirurgia di chiara fama, medico dotto, ricercatore instancabile aveva esplorato tutte le strade che gli si erano aperte davanti alla ricerca di nuovi metodi di cura capaci di guarire le numerose malattie che era in grado di diagnosticare. Era partito dalle teorie vitalistiche di Brown esplorando tutte le possibilità terapeutiche pratiche che tali teorie potessero fornire; disilluso dai risultati affatto negativi si rivolse alla teoria del controstimolo del Rasori, appresa a Pavia e fatta conoscere a Napoli. Anche questa teoria, dottrinariamente molto stimolante, in effetti non aveva nessun riscontro pratico ai fini terapeutici, con grande delusione del Nostro che l’aveva abbracciata convinto delle possibilità che avrebbe potuto dare. Vide nell’omeopatia, introdotta a Napoli dai medici militari austriaci giunti colà con l’esercito chiamato dal re borbone, le possibilità terapeutiche pratiche che, invano, aveva cercato nelle altre vie percorse, la studiò a fondo, la sperimentò, l’adottò e l’insegnò riuscendo a far istituire una regolare cattedra nell’università di Napoli.
L’omeopatia, nata in Germania, adottata in Austria, raggiunse il resto dell’Europa e del mondo partendo da Napoli. Questa sua propensione a percorrere, con convinzione, fino in fondo le strade intraprese prima di rigettare una nuova ipotesi terapeutica, aveva alimentato le critiche dei suoi detrattori, che Io presentavano come scienziato eccessivamente facile alle mode ed alle suggestioni del nuovo, pur riconoscendone il grande valore di chirurgo, di medico e di docente. In realtà la medicina di quell’epoca non aveva molti mezzi terapeutici efficaci. Le terapie in uso, da secoli, erano basate sul salasso, il purgante e l’emetico, mezzi utilizzati nel tentativo di ripristinare l’equilibrio tra gli umori fondamentali. Il salasso, sia per via locale con le “mignatte” che per via generale con la “lancetta”, era la terapia praticata con maggior frequenza, anche in caso di anemia. Anche le teorie di Brown e di Rasori basavano il fondamento terapeutico sul salasso che era propugnato anche da altre scuole come quella francese di Broussais, chirurgo delle armate napoleoniche e famoso medico parigino il quale, a detta dei suoi contemporanei, aveva fatto versare più sangue di Napoleone. Tali mezzi terapeutici, il più delle volte dannosi, nei medici più accorti creavano sconforto. Il grande medico boemo Skoda, maestro insuperabile di diagnostica, era divenuto assertore del nichilismo terapeutico, preferendo affidarsi alla vfs medicatrfx naturae piuttosto che adottare terapie non solo inutili ma il più delle volte dannose. Cosmo de Horatiis che provava grande insoddisfazione in una pratica medica così insufficiente si era dedicato alla chirurgia, con molto successo, perché in essa vedeva i risultati positivi immediati. Non tutte le malattie nelle quali si imbatteva erano, però, suscettibili di terapia chirurgica; per quelle di natura internistica, in mancanza di veri mezzi terapeutici, gli insuccessi erano la regola con grande sua delusione. Da qui la costante ricerca di nuove strade nelle quali potesse trovare risorse terapeutiche efficaci. Chiamato, nel 1827, a far parte del “Consesso vaccinico”, creato dal governo napoletano per combattere mediante “ l’innesto “la piaga del vaiolo, si dedicò, con molto impegno, alla diffusione della vaccinazione antivaiolosa in tutte le province del regno percorrendo, in tal modo, anche la via della medicina preventiva. La sua principale attività nella quale raggiunse risultati eccellenti fu la chirurgia che praticò ed insegnò con l’anatomia fino alla fine dei suoi giorni.
Nato a Caccavone, l’attuale Poggio Sannita in provincia di Isernia, il 25 settembre del 1771, dal dott. Costanzo e dalla signora Rosa Daniele, ebbe come primo insegnante il padre, medico valente ma, come avveniva di sovente in quell’epoca, esperto anche di belle lettere, matematica, filosofia. Secondo lo storico Filippo Moauro, il dottor Costanzo de Horatiis aveva aperto una scuola a Caccavone dove si recavano a studiare i giovanetti delle famiglie dei comuni limitrofi. All’età di undici anni fu inviato a proseguire gli studi, come tutti gli adolescenti delle famiglie abbienti della zona, nel Seminario vescovile di Trivento, ove ebbe per maestro un discepolo di Genovesi, Attanasio Tozzi che gli insegnò il latino che a quell’epoca era la lingua scientifica ufficiale e la filosofia materie che, Cosmo de Horatiis, in seguito, praticò per tutta la vita (le sue relazioni congressuali le tenne in latino e nel 1818 tenne una conferenza all’accademia Medico Chirurgica Napoletana sulla filosofia naturalistica di Telesio in rapporto alla medicina).
A 17 anni fu mandato dal padre, a studiare medicina a Napoli ove ebbe come insegnanti, fra gli altri: Francesco Bagno di fisiologia e nosografia, Mauro di anatomia descrittiva, Nicola Andria di materia medica, Domenico Cotugno di anatomia patologica, Domenico Cirillo di clinica medica. Conseguì la laurea in medicina presso l’Università di Salerno poco dopo aver raggiunto il traguardo del ventesimo anno di età. Tornato nel suo paese natio esercitò per otto anni la professione con risultati pratici ottimi per l’epoca ma insoddisfacenti per una persona che si aspettava molto di più, in termini di concretezza di risultati, dall’arte medica. Decise quindi di dedicarsi alla chirurgia che poteva dare risultati più concreti ed immediati e senza indugi lasciò la casa paterna e si trasferì in Francia a Montpellier, dove studiò per un anno e successivamente a Parigi dove operavano Desault e Baudeloque, mostri sacri della chirurgia e dell’ostetricia, e dove il clinico Bichat insegnava il metodo osservativo.
La sua partenza per la Francia nel 1800, coincise con il periodo della prima restaurazione borbonica,per cui ,alcuni suoi biografi hanno ipotizzato che avesse aderito alla rivoluzione partenopea del 1799, che fosse stato condannato alla pena capitale, graziato ed esiliato in Francia. A sostegno di questa tesi riferiscono una nota familiarità in Francia con alcuni fuoriusciti molisani. Non mi risulta che siano stati trovati, finora, documenti comprovanti la veridicità di tale ipotesi. Nonostante la notevole preparazione raggiunta in Francia sotto la guida dei maestri su ricordati, De Horatiis non si ritenne soddisfatto e pensò di fermarsi a Pavia per perfezionarsi ulteriormente in quella prestigio- sa Università italiana dove Rasori insegnava la teoria del “ controstimolo “, ma i tradizionalisti Spallanzani e Brugnatelli insegnavano anato mi e patologia e Antonio Scarpa insegnava chirurgia. La preparazione chirurgica acquisita a Parigi era tale che Io Scarpa non solo Io ac cols bene nella sua clinica ma, poco dopo, Io nominò aiuto e sostituto nello insegnamento egli consenti di dedicarsi anche all’insegnamen t privato. I rapporti con il professor Scarpa rimasero ottimi fino alla scomparsa del maestro ‘ di cui si conservano alcune lettere scritte, ne gl anni successivi, al suo discepolo.
Durante la permanenza a Pavia tradusse alcuni testi stra nier fondamentali all’epoca: “Sul governo del l piaghe” di Undervond; “Della natura e del l’us dei bagni” di E.M.Marcard; “Sull’arte di ricettare” di Tromsdorf; le opere chirurgiche di Desault e di Baudeloque. NeI 1804 Cosmo de Horatiis rientrato a Napoli, preceduto da note vol fama di medico e di chirurgo, introdusse, qui, la teoria del Rasori per quanto riguardava la medicina ed eseguì alcuni brillanti interventi chirurgici con le tecniche di Scarpa per cui fu nominato, dal re Ferdinando IV di Napoli, chi rurg maggiore dell’ospedale militare di San Giovanni a Carbonara, e successivamente fu nominato chirurgo dell’ospedale degli Incurabili. Secondo alcuni biografi, Ferdinando IV di Napoli, che poi prenderà il nome di Ferdinando I delle due Sicilie, avendo bisogno di un intervento chirurgico si era rivolto al professor Scarpa, inviandolo a Napoli per operano. Lo Scarpa declinando l’invito per motivi di età e di salute, consigliava di rivolgersi al suo bravo e capace discepolo, professor de Horatiis, premurandosi di far presente al sovrano che il chirurgo proposto non condivideva le idee politiche care alla casa regnante. Sembra che il Re, avendo bisogno del chirurgo non tenesse conto delle sue idee politiche, chiedendo solamente che rinunciasse a propagarle, cosa che De Horatiis fece regolarmente e da quel momento rimase fedele ai Borboni. Allo scoppio della guerra con la Francia, nel 1805, fu nominato chirurgo capo dell’armata e, come tale, seguì l’esercito borbonico in Calabria ove, alla battaglia di Castagno, fu fatto prigioniero dai francesi che Io ricondussero a Napoli. Liberato riprese la sua attività di docente, rifiutando le offerte, fattegli dal nuovo governo, della direzione di ospedali, fino al 1810, quando dovette accettare la carica di chirurgo primario dell’ospedale militare della Trinità. La fama di chirurgo e di scienziato era uscita dal reame di Napoli e, alla restaurazione dei Borboni, dopo il Congresso di Vienna, non fu tenuto conto della sua collaborazione con i governanti francesi. Anzi, dal Re Ferdinando I fu mandato il Sicilia con il compito di operare di cataratta il ministro Chinigò a Messina. All’epoca non esistevano le specialità chirurgiche ed il chirurgo generale operava tutto l’operabile. In Sicilia operò con successo il ministro Chinigò che riacquistò la vista, ma eseguì una serie di interventi arditi per l’epoca, tutti coronati da successo. Fra questi ricordo l’intervento per piede torto congenito bilaterale sul giovanissimo figlio del principe di Squillace, e l’asportazione di un voluminoso angioma cavernoso del viso ad un signore di Catania.
Il positivo risultato di questi ultimi due interventi fu reso più eclatante dal fatto che erano stati dichiarati non eseguibili anche dal capo dei chirurghi della squadra navale inglese di stanza, allora, in Sicilia. I successi chirurgici riportati in Sicilia ebbero notevole risonanza ed accrebberoa la fama del De Horatiis che fu nominato dal principe ereditario, Francesco, chirurgo di camera e dal re Ferdinando I, Chirurgo in capo dell’armata e successivamente Ispettore generale di sanità militare e membro della direzione generale degli Ospedali militari dell’armata di terra. Alla morte Ferdinando I, salito al trono Francesco I, Cosmo de Horatiis divenne chirurgo di camera del Re delle Due Sicilie. La carica era di grande prestigio ma anche molto scomoda sia per l’invidia dei altri colleghi, sia per la critica serrata degli avversari politici, sia per il carattere collerico del sovrano che, come scrive Acton nella sua opera sui Borboni di Napoli, un giorno, non essendo guarito da un fastidioso raffreddore che gli impediva di andare a caccia, schiaffeggiò, alla presenza del principe ereditario e di altri dignitari, il suo chirurgo che non era ancora riuscito a guarirlo.
Resosi,
immediatamente, conto dell’enormità del suo gesto Francesco I si
scusò sinceramente con il suo chirurgo e gli “impose” di chiedergli
un favore per farsi perdonare. De Horatiis gli chiese ed ottenne la
nomina a giudice per il suo primogenito che, a detta dei biografi,
onorò degnamente la carica. Cosmo de Horatiis non si dimise
dall’incarico, ne avrebbe potuto farlo, ma non fu neanche
licenziato, come ci si sarebbe aspettato da un re, sospettoso di
natura, che aveva gravemente offeso il suo chirurgo che, come è
noto, “ha sempre il coltello dalla parte del manico”. La sua fama di
galantuomo era tale che, non solo rimase in carica, ma fu invitato a
seguire la corte nei suoi viaggi in Europa, ricevendo, ovunque onori
e decorazioni. Nel periodo in cui era a capo della sanità militare
era venuto a conoscenza, per i suoi contatti con i medici militari
austriaci, delle teorie di Hahneman e della omeopatia. La volle
capire, la studiò e la adottò dopo averla sperimentata. Forte della
sua influenza a corte, riuscì a far istituire una cattedra
universitaria, e fece eseguire una serie di esperimenti che gli
confermarono la bontà della terapia a seguito delle guarigioni
avvenute. Come ho già detto innanzi, la medicina tradizionale non
solo non aveva molte risorse terapeutiche ma quelle poche erano, il
più delle volte, dannose:
ricordo, ancora una volta, che la digitale (foglie della digitalis
purpurea) veniva usata per il suo effetto emetico e lassativo,
effetti che, noi oggi sappiamo, sono quelli da intossicazione
digitalica che precedono l’arresto cardiaco. Evitare tali mezzi
terapeutici, significava avere maggiori successi nella cura dei
malati. A Napoli, però, l’omeopatia era ritenuta dai medici
tradizionalisti una dottrina straniera e quindi da evitare ed è
facile comprendere come il De Horatiis, che l’aveva adottata, trovò
accresciuto il numero degli avversari fra i colleghi. Volendo
dimostrare a tutti i vantaggi della nuova metodica riuscì a far
eseguire, nell’Ospedale militare della Trinità, una sperimentazione
molto seria con un protocollo severo di Otto
articoli nel quale si stabilivano le regole della sperimentazione che era affidata a medici che praticavano la omeopatia ma controllata da medici tradizionalisti. Era cominciata da pochi giorni la sperimentazione che, dagli avversari, fu fatta spargere la voce che tutti i soldati ricoverati e sottoposti al trattamento omeopatico fossero deceduti, per cui ci fu quasi una sommossa dei familiari. Il Re sospese la sperimentazione, fece requisire le cartelle cliniche e mandò il principe ereditario Ferdinando con due generali a verificare la situazione. All’atto della visita, il principe trovò i pazienti in buono stato e chiese al direttore dell’ospedale l’elenco dei morti e quando gli fu risposto che per grazia di dio fino a quel momento non vi era stato alcun decesso ebbe a dire spiritosamente.
Dunque gli ammalati ch’io qui veggio sono tutti morti resuscitati?” La sperimentazione riprese ma fu sempre più difficile trovare pazienti disponibili, per cui, nonostante gli ottimi risultati sui sessanta casi trattati, fu interrotta prima del previsto anche per la partenza per la Spagna della corte e con essa del professor De Horatiis che ne era l’animatore. Della sperimentazione venne pubblicata una relazione dal titolo “Saggio di clinica omiopatica “, ovviamente contestata dai medici tradizionalisti. In occasione del viaggio in Spagna con la corte napoletana Cosmo De Horatiis tornò a Parigi dove tenne una dotta relazione, in latino, alla Accademia di Medicina, sulla dottrina omeopatica, ed ottenne numerosi riconoscimenti e decorazioni sia Francia che in Spagna. La sua attività di chirurgo, però, fu sempre preminente: nel 1825 era stato nominato professore in seconda nella clinica chirurgica della Regia Università di Napoli e nel 1832, alla morte di Angiolo Boccanera, ne fu nominato direttore. Tenne la cattedra fino alla sua morte avvenuta in Napoli, nel marzo del 1850, insegnando la chirurgia ad un numerosa schiera di giovani, molti dei quali fecero onore al loro maestro. Uomo di belI’aspetto, alto di statura anche se non molto robusto, con il volto sempre sereno e sorridente, Cosimo De Horatiis non esaurì nella medicina tutti i suoi interessi. Aveva sposato la signorina Maria Padula di Civitanova del Sannio da cui ebbe quattro figli viventi, una femmina e tre maschi, il primo dei quali divenne magistrato di grande prestigio; alla famiglia e all’educazione dei figli si dedicò con lo stesso impegno messo nello studio. Come molti medici della sua generazione era anche uomo di cultura, poeta e filosofo. Nel 1807 pubblicò una raccolta di versi latini dal titolo” De floribus’ purtroppo oggi introvabile,come introvabili sono molte altre sue opere letterarie e filosofiche. Studioso di Tommaso Campanella e di Bernardino Telesio ma anche di Hobbes, di Condillac e di Berkeley pubblicò alcuni saggi purtroppo andati dispersi; ci resta il saggio sul naturalismo di Telesio di cui ho riferito innanzi. Amante dell’arte aveva riempito la sua casa, in via 5. Maria di Costantinopoli, di splendidi dipinti di artisti italiani e fiamminghi.
Riferisce il Verdinois che nella sua pinacoteca, molto visitata fino agli inizi del secolo scorso, vi erano dipinti di Salvator Rosa, dei Carracci, del Sassoferrato, del Bronzino, di Luca Giordano, di Andrea del Sarto e di molti altri pittori italiani e fiamminghi oltre a sculture di artisti famosi, opere purtroppo andate disperse nei periodi successivi. Cosmo De Horatiis è stato uomo di cultura, amante del bello, poeta, letterato, filosofo, medico di valore, ma, soprattutto, un grande chirurgo, considerato dai suoi discepoli come colui che con Bruno Amantea, Leonardo Santoro e Angiolo Boccanera aveva riportato in auge la chirurgia napoletana dopo anni di declino.Operava con successo tutte le affezioni che, all’epoca, potessero giovarsi della terapia chirurgica: dalle cataratte agli angiomi cavernosi, dai piedi torti alla calcolosi vescicale, dagli aneurismi che trattava con il metodo di Scarpa alle ernie, ecc., tuttavia ciò non era, per lui, sufficiente a gratificarlo; voleva essere anche un medico che, non solo curasse ma guarisse i malati, per cui percorreva tutte le strade che gli venivano prospettate in quel periodo di grande fermento culturale e di scoperte scientifiche. Per tutta la mia vita lavorativa ho praticato la chirurgia dei nostri giorni traendo da essa grande gratificazione, per cui sono rimasto colpito da questo chirurgo che voleva essere medico ed ho cercato di comprendere le ragioni di questo comportamento, al di là di quello che poteva essere lo spirito di ricerca scientifica che animava molti medici di quella generazione. La risposta la ho trovata nella storia della medicina. A quell’epoca e fino all’ultima parte dell’ottocento vi era una netta dipendenza del chirurgo dal medico, dipendenza non psicologica ma legislativa. Nel primo statuto dell’Ospedale di Campobasso, del 1846 era chiaramente scritto che il primo chirurgo non poteva stabilire la dieta dei pazienti, perché era una incombenza del primo medico al quale spettava anche il diritto di dare l’assenso al chirurgo ad eseguire interventi chirurgici particolarmente impegnativi. Nei libri di storia è scritto che, quando dal collegio medico fu deciso di incidere un ascesso retroperitonale al Re Ferdinando 11 di Napoli, il chirurgo dovette incidere nel punto indicato dal medico, senza, peraltro, trovare il pus che trovò, il giorno dopo, quando incise nel punto da lui prescelto. L’esercizio contemporeneo della medicina rendeva il chirurgo più autonomo. Cosmo De Horatiis è, ancora oggi, ricordato e onorato nella sua terra di origine. Il Comune di Poggio Sannita gli ha dedicato la strada ove è ubicata la casa dove nacque,ed ha dedicato al suo nome la “Pro loco ”. A suo nome è intitolato un importante “Centro Studi e Ricerche di Omeopatia e Medicine naturali”, nato a Bagnoli del Trigno e molto attivo in Italia e all’Estero.
Al Direttore del Centro Studi e Ricerche “Cosmo De Horatiis’ il Prof. Franco Mastrodonato, medico residente di Bagnoli del Trigno, docente e coordinatore della Scuola di perfezionamento post-laurea in Medicina Biointegrata dell’Università di Chieti, docente e direttore scientifico all’Istituto di Medicine Naturali dell’Università di Urbino e autore di un importante testo di Medicina Biointegrata, alla cui cortesia devo molte delle notizie che mi hanno consentito di scrivere il presente ricordo, vanno i miei più sentiti ringraziamenti.
